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Irene Coppola Esercizi di memoria

ESERCIZI DI MEMORIA

Irene Coppola

a cura di Agata Polizzi

7 Luglio – 29 Ottobre 2022

 

Testo curatoriale di Agata Polizzi e osservazioni di Irene Coppola

 

Ma per favore con leggerezza raccontami ogni cosa, anche la tua tristezza

(Patrizia Cavalli)

 

Lo sguardo verso il Monte Pellegrino, immerso in una luce ambrata, calda, in cui ogni particolare è come irradiato dall’oro: la sabbia, la vegetazione, l’acqua, le case, le barche, persino l’aria sembra di poterla respirare, densa e profumata d’estate, l’aria di Palermo a cavallo tra due secoli, al confine tra due sponde di tempo.

È lo sguardo di Michele Catti (1855 – 1914) il paesaggista raffinato delle memorabili marine di Palermo viste dalla costa Sud della nostra città, quella descritta nelle tante opere della collezione della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, la costa di una città che aveva il mare in cuore, che assaporava il sale e che in tutta Europa era famosa per quel paesaggio irripetibile.

Cosa è successo?

Difficile e riduttivo sintetizzare in poche righe l’insensatezza colpevole di scelte politiche ed economiche ottuse e torbide che rendono da decenni la costa Sud attraversata da degrado e abbandono.

Irene Coppola, di una generazione lontanissima dal paesaggista Catti, scava nel passato della sua città, nelle crepe di un paesaggio stravolto, torna sugli stessi passi esplorando con delicatezza e con rispetto la storia di questi luoghi, ripercorre il lungo tratto di tempo che ha contrassegnato la costa e tenta di rileggerne, con il suo sguardo e la sua sensibilità, la storia recente.

L’artista osserva, recupera e interagisce con oggetti e scarti edili trovati lungo la costa, sommersi dalla sabbia compattata dei cosiddetti “mammelloni” del Sacco di Palermo, carichi di memorie scomode della storia urbana, politica e sociale della città, di cui propone un ritratto grottesco nel video Fuoco grande!, espressione tratta dal dialetto siculo “focu ‘ranni” che indica una situazione complicata e difficile da sbrogliare.

La cultura materiale dimenticata, smembrata e sotterrata, viene messa in luce attraverso piccoli spostamenti nei Contro-display che generano nuove corrispondenze sensibili e ludiche tra i residui industriali, ormai privi di una specifica funzione d’uso; come a costituire un vero e proprio archivio vivo di elementi e narrazioni sempre in movimento.

La guaina arenata di una barca si fa monito di questo continuo e necessario sguardo interconnesso, cui l’artista pone l’accento con l’espressione Mi volgo d’attorno, incisa a mano sulla spessa gomma configurata alla maniera del nastro di Möbius, che si trasforma in una superficie non più orientabile, aprendo così alle sue infinite possibilità di lettura.

Allo stesso modo, i frammenti delle maioliche siciliane di antichi pavimenti sversati lungo la spiaggia di Romagnolo vengono recuperati e sagomati dall’artista come preziosi resti di una memoria da riscrivere: Memorabilia (Palermo).

Le macerie poi, quelle degli sfabbricidi delle ville Liberty rimpiazzate dai palazzoni popolari, gli scarti della “malaedilizia” e della speculazione degli anni 70’, diventano ora Saette ora Antenne cromate dalle forme vegetali quasi aliene, luminose, riscattate attraverso la manipolazione lieve dell’artista che se ne prende cura. I ferri, che ricoperti di ruggine sembravano volessero scappare dalla materia da cui erano inghiottiti, ritrovano vigore, sono protesi come tentacoli verso il futuro, verso l’ascolto di storie nuove.

Con la sua pratica attenta e presente nel territorio, Irene lavora con una faticosa eredità e va oltre, guarda lontano, fa tesoro e prende distacco da ciò che non ha funzionato per ricominciare. La sua, è la generazione di ritorno, capace di sentire in qualunque parte del mondo il sapore di casa, che sta nelle persone e nelle strade in cui ci si imbatte.

Se è vero che il viaggio di Irene Coppola parte dalla costa Sud della sua Palermo è vero altrettanto che tira dentro altre memorie, quelle dei viaggi e delle esperienze altrove, di altri mari e di altre coste, di altri dolori e di altre ferite, ma anche di sorrisi e di bambini che, come lei, hanno giocato in riva al mare.

La stretta corrispondenza tra arte-vita consente a Irene di tracciare una mappa emotiva che è fatta di geografie fisiche e di sentimenti sperimentati.

Nella sua prima personale alla galleria Francesco Pantaleone a Palermo, l’artista racconta tutto questo attraverso sculture, fotografie, un’opera video e un’installazione a pavimento dove coriandoli di maioliche polverizzano atmosfere passate. Presenta opere fatte di elementi esteticamente seducenti ma taglienti come atti poetici. Sono desideri di un altro sguardo sul mondo.

“Esercizi di memoria” è un groviglio meraviglioso di considerazioni sulla città di Palermo, complicata, amata, magnetica, ma è soprattutto lo sguardo di una giovane artista donna che osserva con piglio ciò che accade e ciò che è accaduto, portando queste sensazioni, non sempre facili da gestire, come un bagaglio pesante e prezioso, un bagaglio di chi sa che per andare avanti occorre sapere chi siamo, sapere cosa non vogliamo essere, sapere che sono i piccoli, inesorabili gesti a tracciare il cambiamento.