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Julieta Aranda – As the Ground Becomes Exposed

 

22 luglio 2017 – 21 ottobre 2017

Il lavoro di Julieta Aranda si interessa da sempre ai meccanismi dell’arena sociale attraverso l’interazione umana, le reciproche relazioni tra l’autoproduzione come soggetto e lo spazio in cui ciò che è riprodotto si sviluppa e interagisce. Molti di questi rapporti hanno luogo attraverso il linguaggio, che Aranda spesso utilizza come base del suo lavoro – organizzando la sua ricerca mediante cruciverba, nei quali contrappone concetti e sviluppa nuove definizioni per le parole, prima di sviluppare il suo lavoro attraverso video e sculture.

Un mondo perduto di antiche creature chiuse in grotte ghiacciate in Antartide e Groenlandia – così come le parole si ritrovano imprigionate in un cruciverba – attende una nuova speranza di vita: As The Ground Becomes Exposed si comporta esattamente come una macchina del tempo proveniente da un passato distante. L’intera installazione è un magazzino per le parole, la cui metafora è la coltre ghiacciata che è magazzino genetico della vita. Il lavoro di Aranda offre un criptico sguardo sulla vita dei milioni di microscopici organismi intrappolati sotto la coltre antartica, rimasti là più a lungo di quanto l’uomo abbia calpestato finora il suolo terrestre, in attesa del momento in cui le condizioni terrestri cambieranno e verrano liberati.

Nella sua seconda mostra individuale per Francesco Pantaleone Arte Contemporanea, Aranda ferma questo suo percorso a metà strada e si concentra sul suo modo di organizzazione concettuale. Così, l’oggetto di questo lavoro è la ricerca sulla fusione delle calotte glaciali e la conseguente possibilità di liberare nuove forme di vita selvagge rimaste congelate a lungo; Aranda si concentra sulla logica per capire e analizzare l’informazione, separando se stessa e il lavoro dalla ricerca stessa. Utilizza una serie di passaggi per creare spazi autonomi dove le opere possano respirare, lontani dalla prigione del linguaggio.
Le parole da sole non sono sufficienti per produrre significato e descrivere una situazione. Il teorico letterario tedesco Wolfgang Iser scriveva che, in un testo, gli spazi vuoti innescano un gioco con il lettore, il quale è costretto a completarli. In questo modo, l’atto di leggere diviene atto performativo, intrusivo e quasi faticoso. Il potenziale del testo, dice Iser, risiede nella volontà e disposizione del lettore al gioco. I vuoti del testo diventano opportunità per il lettore di entrare nel testo e fare qualcosa.

Questi vuoti e spazi risultano rilevanti nei cruciverba di Julieta Aranda che colleziona le parole come souvenirs letterari – fantascienza, libri d’arte e cultura popolare – Aranda li mescola creando schemi geometrici e tematici. Il significato del nuovo testo emerge grazie alla tensione delle parole e degli spazi vuoti.
Il presente lavoro è la seconda fase di un’unica ricerca, la cui prima fase è stata commissionata dall’Art Institute di Basilea e presentata a der Tank nel 2016 come parte della serie di mostre “The Organ”, curata da Chus Martìnez. È possibile dunque vedere elementi scultorei organici fare breccia nella totalità artistica di Aranda, che è allo stesso tempo un’esplorazione formale e giocosa del suo rapporto con il linguaggio, i reticoli e la sua ricerca.

BIO

Julieta Aranda nasce a Città del Messico e attualmente vive tra Berlino e New York.
Diplomatasi in filmmaking alla School of Visual Arts, consegue un master di primo livello alla Columbia University, entrambe a New York; oggi insegna regolarmente per il seminario nel corso master Art & Science presso l’Art Institute di Basilea. Aranda è inoltre co-direttrice di e-flux.
La sua ricerca artistica spazia tra installazione, video e stampa, con un interesse speciale verso la creazione e manipolazione dello scambio artistico per la sovversione nelle nozioni tradizionali del commercio attraverso la creazione artistica. Il corpus artistico di Aranda dunque esiste al di fuori dei limiti dati dall’oggetto: le sue installazioni e progetti temporanei e site-specific (pensati per il luogo stesso in cui sono esibiti), analizzano spesso i rapporti sociali che la circolazione degli oggetti gioca nel ciclo di produzione e consumo.

Il lavoro di Julieta Aranda è stato esibito a livello internazionale; tra gli altri, al Der Tank, Basel (2016); 56esima Biennale di Venezia (2015); Guggenheim Museum, New York (2015, 2009); Kunsthalle Fridericianum, Kassel (2015); 8th Berlin Biennale (2014); Berardo Museum, Lisbon (2014); Witte de With (2013, 2010), Rotterdam; Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2013); MACRO Roma (2012); Documenta13 (2012); N.B.K. (2012); Gwangju Biennial (2012); 54esima Bienniale di Venezia (2011); Istanbul Biennial (2011); Portikus, Frankfurt (2011); New Museum, New York (2010); Kunstverein Arnsberg (2010); MOCA Miami (2009), Museum of Contemporary Art, Chicago (2007); 2nd Moscow Biennial (2007); MUSAC, León (2010 and 2006); the VII Havana Biennial.