La Gabbia d’Oro
è possibile perché ancora nulla davvero esiste
tutto è possibile perché ancora nulla davvero esiste
di Agata Polizzi per Alfredo Pirri
Al primo sguardo i disegni preparatori di Alfredo Pirri per “La Gabbia d’oro”, impaginati all’interno di un quaderno rosso scuro, improvvisamente mi hanno rinnovato alla mente una giornata passata alle Scuderie del Quirinale a Roma, dove ero in visita a una mostra d’architettura dedicata a disegni appartenenti ad una collezione privata. L’autore di quei disegni era Michelangelo Buonarroti. Mi sono stupita non poco di questo ricordo e dell’associazione e non ne ho subito compreso il perché. Poco dopo ho realizzato però quanto imperfetta fosse la mia percezione del tempo, e questo spaesamento mi ha ricordato che “contemporaneo” è qualcosa che sta accadendo, qualcosa che appartiene all’immediatezza dell’esistenza, ne condivide l’instabilità, qualcosa che ha uno statuto dinamico, talora indefinito, anche imprevedibile. Questa sensazione di spaesamento è diventata così il mio filo rosso.
Quei disegni cinquecenteschi indefiniti, progetti aperti e mutevoli, in questo senso erano autenticamente contemporanei allo stesso modo in cui lo sono quelli di Alfredo Pirri per il progetto di ricerca “La Gabbia d’oro”: disegni integri nell’intenzione che non temono il cambiamento, un tratto grafico ripetuto e consapevolmente incerto, ipnotico. Un parallelismo a prima vista anacronistico che però nella sua insensatezza esalta il valore di una narrazione che non ha bisogno di parametri di riferimento, una narrazione perfetta che annulla ogni distanza, una lettura diacronica energetica e rinnovatrice della sua stessa verità.
Il senso della “La Gabbia d’oro”, il suo valore e più intimo, credo fermamente stiano tutti in questa sottrazione a qualsivoglia schema precostituito, salvo solo l’entusiasmo della scoperta.
“La Gabbia d’oro” nasce proprio dal desiderio di dinamismo intellettuale e progettuale capace di rendere concreta un’idea, una capacità prodigiosa dell’arte di avere risvolti concreti nello spazio e nel tempo, a partire da azioni semplici, apparentemente lievi, eppure potenti. Un lavoro che sottolinea la fragilità della forma, destinata per sua stessa natura a mutare nel tempo, segnata solo da un rigore che traduce l’istinto percettivo in traccia grafica. Una traccia appena smorzata da Pirri ed elaborata nel rispetto dello spazio preesistente. Nasce così una sorta di “impalcatura” che sorregge con discrezione, una “Gabbia d’oro” metafora dell’isolamento concettuale che accompagna l’artista nella sua ricerca, recinto che lo rende al contempo prezioso e distante, molto spesso solo; una gabbia che diventa contemporaneamente luogo di riflessione e condivisione ma anche luogo di ostensione.
Ribaltando la metafora, la gabbia d’oro è però anche il tentativo di trovare, nella partitura di un percorso capace di autodefinirsi, una possibilità d’azione autonoma e condivisibile, spazio d’azione senza gerarchie, struttura che possa immediatamente interrompere una staticità imposta, diventando, senza clamore ma con forza, dispositivo spontaneamente generoso e creativo. “La Gabbia d’oro” è un processo più che un progetto.
Spazio e tempo diventano ancora una volta elementi accessori, categorie del tutto provvisorie, pretesto per un confronto tra una struttura precaria (Oratorio del Giglio) custode di memorie, e una soluzione “temporanea” ma efficace e solida (la gabbia d’oro), insieme esse creano una dimensione architettonica e artistica del tutto armonica, proiezione consapevole sull’indefinito.
Ritornando al concetto di “contemporaneo” e alla velocità con cui tutto accade, sembra piuttosto normale accettare di utilizzare il ruolo dell’arte non per cristallizzare quanto piuttosto per rinnovare, pur senza entrare in conflitto con le oggettive impossibilità di staccarsi dalla Realtà.
La chiesa del Giglio indubbiamente nella sua forma attuale urla tutto il suo degrado e l’irragionevolezza di un abbandono impossibile da giustificare, ma la Gabbia d’oro si prende cura di essa e le restituisce dignità e sacralità. “La Gabbia d’oro” è la risposta concreta alla necessità di identificarsi con un bisogno collettivo che chiede di non aspettare. Ecco allora che solo la sospensione dei parametri reali (che nell’arte diventano spesso irrilevanti) consente di sperimentare e trovare una realtà alternativa, in cui tutto è possibile proprio perché ancora nulla davvero esiste.