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CASA FONTANA

La galleria Francesco Pantaleone è lieta di presentare Casa Fontana, un progetto speciale di
Claire Fontaine che celebra il suo ottavo anno di vita a Palermo.

Partendo dal presupposto che la casa è un luogo che ristora e nutre, l’artista presenta una
serie di nuove opere che si riferiscono alla sfera dell’alimentazione e della ristorazione in
particolare.
Radicalmente trasformato dalla sua immagine mediatica, il cibo che è parte integrante dei
nostri corpi diventa qui scultura e oggetto ambiguo. Chi e cosa ci nutre fisicamente e
metafisicamente restano questioni aperte, così come la linea incerta che separa l’organico e
il sintetico, il biologico e l’artificiale. Due delle sculture (Raw e Cooked) sono ritratti
dell’hamburger: cibo misterioso per eccellenza e oggetto iconico del fast food, contenente
carni non identificate, che può oggi essere realizzato con alimenti di sintesi o con dei cloni di
cellule commestibili realizzate in laboratorio. La dicotomia “cotto/crudo” accompagna quella
“reale/artificiale” in a Is it Cake?, una scultura che evoca il ready-made e i reels “is it cake?” in
cui l’oggetto tagliato, identico all’originale sembra commestibile – ma lo è o è una favola di AI?
Quando il cibo è usato come trappola per attirare il turista o esca per assassinare i popoli
sotto assedio, quando è prodotto secondo criteri che antepongono il profitto alla salute di chi
consuma gli alimenti, quando si muore in coda per un sacco di riso, ci si ammala a causa
delle sostanze tossiche che ingeriamo quotidianamente o si sviluppa un rapporto malato con
tutto quello che mettiamo in bocca infestato da allergeni, calorie, grassi saturi o desideri e
paure che distruggono le nostre vite, comprendiamo quanto la “casa” sia in pericolo. La
trasformazione massiccia degli alloggi delle città turistiche in alberghi invisibili e dei ristoranti
in un’industria per sconosciuti di passaggio, ci ha portato il fordismo a casa e trasformato tutti
noi (umani, piante e animali) in operai a tempo pieno della fabbrica sociale che è il mondo
della produttività contemporanea. Casa Fontana ci suggerisce con ironia che il safe-space
non è più tra le mura domestiche attorno a una tavola imbandita ma nei rapporti che creiamo
gli uni con gli altri per proteggerci dalla follia contemporanea. Casa Fontana è anche una
riflessione sullo stato presente del capitalismo che ci confonde in continuazione sul rapporto
tra la realtà esperita e le sue rappresentazioni deliranti con cui conviviamo, ciascuno davanti
al nostro schermo, insieme a esseri di tutte le età. Se il covid ci ha insegnato che stare soli e
consumare immagini era un modo di proteggere il nostro prossimo, il presente ci insegna
invece che questo è il modo più sicuro di contrarre delle malattie mentali e dei disordini
alimentari.
Invito a immergersi nella realtà condivisa e nella celebrazione della sua gioia di vivere e
lavorare a Palermo, Casa Fontana ci permette di fare qualcosa che da bambini era vietato:
giocare col cibo.