12.2006 > 01.2007
In questa mostra, l’artista ha scelto di presentare una sintesi di scenari e situazioni, tutte riconducibili a quella pulsione che obbliga ciascun individuo a collocarsi continuamente tra il dentro e il fuori, tra un desiderio di ritrosia e la sfida in campo aperto. Nelle opere che sono esposte aspirano infatti a convivere, non senza qualche frizione, abulia e inoperosità da una parte, affermazione del sé e scatto nel paesaggio – esterno – dall’altra.
Il punto di partenza è la rappresentazione del luogo da cui far agire lo strumento-sguardo: un’apertura a parete (qui risolta solo allegoricamente) avente le misure di cm 21 x 29,7: un piccolo varco, dalle dimensioni standardizzate dell’A4, tramite cui potersi relazionare al mondo o, al contrario, da esso ritrarsi.
Ecco allora che la finestra – la cui reale funzione sarebbe quella di membrana, permeabile, che marca un confine – viene in questo caso trattata come oggetto a tutti gli effetti, che si stacca dalla parete per rimanere finestra sì, ma portatile, indossabile. In una serie di scatole luminose (“La nostra evoluzione è qualche cosa di diverso”, 2006), contenenti immagini dal taglio caratteristico del servizio di moda, le piccole finestre appaiono addirittura utilizzate come accessorio: scrigno da viaggio, pochette metallica, Playstation…
Altra opera in mostra, un oggetto in ceramica (“Volume consapevole”, 2006) rimanda invece a quella legge basilare (qui trascritta sulla superficie delle sue forme geometriche) che sottende ad ogni spostamento materico, da un punto A ad un punto B.
Ancora, un’opera fotografica del 2002, “Progetto per una barricata (Palermo-remix)”, trova lo spunto per essere, in questa occasione, rivisitata e adattata agli spazi della galleria. Il suo ruolo è essenzialmente quello di visualizzare una condizione di stasi e immobilità, a dispetto di un titolo che, paradossalmente, rimanda invece a un momento di energia in divenire, a un’azione premeditata e coordinata.
Infine, “La nostr evuzi è qch d”, un gruppo di 4 brevi testi inediti composti dall’artista nel 1999, ma solo oggi risolti ‘graficamente’, trovano a Palermo un momento di sosta all’interno della galleria. Anch’essi, come del resto tutti gli altri lavori scelti per questa mostra, si riferiscono ad alcune delle modalità, di azione e/o inazione, che è possibile intraprendere negli istanti immediatamente successivi a una presa di coscienza visiva o esperienziale.
Italo Zuffi (Imola, 1969) si diploma nel 1993 all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 1997 ottiene il Master of Arts presso il Central Saint Martins College of Art & Design di Londra.
Nel 2001 gli viene assegnata la Wheatley Bequest Fellowship in Sculpturepresso l’Institute of Art & Design, School of Art, di Birmingham (GB).
Vive a Milano.
Lavora con la scultura, l’installazione, la performance ed il video. Attraverso le sue opere: a) esplora stati di vulnerabilità; b) esprime la prudenza di una persona che si trovi in un ambiente ostile, all’interno del quale adottare lo sguardo come finestra sul mondo, e l’esperienza interiore in funzione di un cambiamento di stato, crollo, o combustione. (Chiara Chelotti)
Il suo lavoro è stato incluso nella pubblicazione Espresso – Arte oggi in Italia, edito da Electa nel 2000. Del 2003 è invece la monografia The Mystery Boy, con testi critici di Pier Luigi Tazzi, Luca Cerizza, e Nicolas Bourriaud.
Di recente ha tenuto mostre personali presso la Fondazione Ado Furlan, Pordenone, 2006; il Museo dell’Arredo Contemporaneo, Russi 2006; il CRAC Alsace, Altkirch (F) 2005; Volume!, Roma 2005; la Galleria Continua, San Gimignano 2003; e la Gallery Suite 106, New York 2003.
Tra le mostre collettive si ricordano quelle al Museo Cantonale d’Arte, Lugano; alla Salzburger Kunstverein, Salzburg; alla Galeria e Arteve e Kosovës, Pristina (UNMIK Kosova); alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano; al Musée d’Art Moderne de Saint-Etienne Metropole (F); al Coleman Project Space, London; al W139, Amsterdam; alla Galeria Arsenal, Bialystok (PL); alla Galleria Civica d’Arte Contemporanea, Trento; al Domaine de Kerguéhennec, Centre d’Art Contemporain, Bignan (F); alla Galerie Analix Forever, Genève (CH); al Palazzo Sandretto Re Rebaudengo di Guarene d’Alba; e al De Appel, Amsterdam.
Le opere di questa mostra sono state realizzate in collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza, e con l’agenzia Visual Team di Milano. Si ringraziano Daniela Bigi, Matteo Zauli, Simone Falcetta, e Francesca Mirabile.