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Francesco Simeti – An artful confusion

FRANCESCO SIMETI
AN ARTFUL CONFUSION
a cura di Laura Barreca

17/11/12 – 27/01/13
Rumore bianco
di Laura Barreca
Dall’analisi dei processi mediatici e di informazione, alla politica ambientale legata allo sfruttamento delle risorse naturali, l’interesse di Francesco Simeti negli anni si è continuamente rinnovato alimentando una ricerca visiva ricchissima di elementi e suggestioni di natura diversa. Immagini tratte liberamente da libri di botanica, erbari, volumi specializzati provenienti da una tradizione di studi e interessi familiari, ma anche riviste di caccia per corrispondenza, foto di disastri naturali prese dal web, diventano la trama di un racconto in cui critica sociale e analisi politica sono i riferimenti su cui l’artista costruisce, di volta in volta, il sottotesto dell’opera. Da qui, la scelta di lavorare “sulla superficie”, utilizzando carte da parati (wallpaper) come supporto per immaginifici pattern, nasce come effettiva unione tra linguaggio artistico e contenuto. Marshall Mc Luhan direbbe che “il medium è il messaggio”, poiché si tratta di un’operazione semantica che attiva nello spettatore una consapevole rielaborazione critica ed estetica. Dapprima distratto dal raffinato decoro del pattern, l’osservatore è portato a compiacersi per il gradevole aspetto esteriore, attraverso un processo di rimozione di senso, causata dalla reiterazione dell’immagine. Poi l’attenzione si concentra sulla lettura delle singole immagini -scene di guerra, file di profughi, esplosioni, aree distrutte da bombardamenti, paesaggi devastati da disastri naturali- orchestrate sapientemente con la decorazione. La comprensione dell’opera è dunque un processo che avviene gradualmente, è il riconoscimento di un codice linguistico attraverso il suo messaggio, non altro che la metafora del modo in cui percepiamo il mondo e la sua rappresentazione fittizia, l’assuefazione alle notizie mediata dalla stampa, l’incapacità di distinguere il male dal bene, la verità dal racconto, il vero dal verosimile. La carta da parati, un’accogliente cortina di protezione, diviene nell’opera di Simeti la rappresentazione di un ‘rumore bianco’, simile a un brusio di fondo, la stessa condizione distensiva che si prova in certi ovattati ambienti borghesi. In alcuni lavori dei primi anni Duemila, come nell’installazione Arabian Nights (2003) il messaggio di critica, rivolto alla politica americana durante la guerra in Afghanistan, è dissimulato all’interno di scene bucoliche tratte dagli studi di parati di fine Settecento di Jean Baptiste Reveillon. Unico lavoro audio di Francesco Simeti realizzato nel 2003, Copters raccontava proprio quel rumore di fondo che accompagnava i giorni della vita a New York dopo l’11 Settembre: un controllo costante, un suono a cui ci si abitua fino a smettere di percepirlo. Fino alla metà degli anni Duemila l’artista è impegnato soprattutto nella rielaborazione di fatti che riguardano le strategie della politica americana nell’era dell’amministrazione Bush, cogliendone in particolare gli aspetti propagandistici legati al riarmo missilistico, alla difesa dello spazio aereo (Astro, 2006) ma anche affrontando in modo critico questioni socio-antropologiche, quali il concetto di difesa. Nel 2005, in una sala dell’Italian Academy for Advanced Studies alla Columbia University l’artista mette in scena il modo in cui la visione della “grande strategia militare” di difesa americana si traduce nella banalità domestica. All’interno di un ambiente che assomiglia ad un esclusivo circolo di caccia, si ritrovano rami di plastica attaccati alle pareti, un orso di dimensioni reali con un target: oggetti ordinati su riviste per corrispondenza negli Stati Uniti, per chi vuole trasformare il proprio giardino o il salotto di casa in uno spazio per esercitazioni paramilitari (Woodsy / woodze, 2005). Negli Stati Uniti il possesso privato di armi a scopo di difesa personale è un diritto – inviolabile pari al diritto di voto e alla libertà di espressione- sancito dal Secondo Emendamento della Costituzione Americana, ai tempi delle grandi colonizzazioni europee, quando era l’unico strumento di difesa di territori, case e famiglie. L’analisi condotta da Francesco Simeti, non solo evidenzia le contraddizioni di una superpotenza pronta a difendere sempre e a qualunque costo la propria libertà, ma indaga le cause storiche di ciò che forse può considerarsi un macroscopico paradosso socio-politico. In questa prospettiva, la critica verso la politica estera americana è un tema che ritorna frequentemente, soprattutto negli anni dei conflitti in Medio Oriente, e delle attività di controllo condotte in diversi teatri di guerra. Nelle opere di questi anni Simeti ricorre ad unescamotage visivo attivando una creativa collaborazione con il mondo del design (No place like home, 2007) con cui l’artista avvia una fase di fruttuose sperimentazioni artistiche. La dimensione installativa e progettuale, apre contestualmente la strada ad una dimensione pubblica più ampia. Come effetto di questo passaggio, l’interesse per la rappresentazione del confine tra naturale e artificiale (Tumbleweed, 2010) si affianca ai temi dello sfruttamento ambientale, delle conseguenze scaturite dall’azione antropica e delle politiche di impoverimento delle risorse naturali. Ciò che rimane è una natura posticcia e inverosimile, distillata in un paesaggio fittizio in cui confluiscono elementi tratti dalla stampa cartacea, dal web, da testi scientifici di botanica e dai libri d’arte antica (Whole Wheat, 2010). Il pattern diventa scenografia, ma anche paesaggio immaginario, quinte teatrali, come risultato dell’assemblaggio di elementi rielaborati digitalmente. Negli ultimi lavori della seconda metà del Duemila, l’impianto visivo e strutturale risponde ad un interesse specifico verso costruzioni scenografiche legate al Barocco siciliano, con l’uso di stilemi e riferimenti decorativi provenienti dallo studio della tradizione scultorea seicentesca (Plastic Eden, 2008 e A seahorse a caravel  and large quantities of concrete, stone, fill, topsoil,
tiles, piping, trees and other plants, 2012). Lo studio dell’arte antica diventa fonte inesauribile per la rappresentazione di paesaggi dove si assiste alla trasformazione della natura da madre benevola e generosa ad elemento mostruoso, la cui rappresentazione è adesso caratterizzata da un decorativismo accentuato e da fiori dalle fattezze esotiche e piante grasse decisamente sovradimensionate. La Natura deturpata dallo sfruttamento delle risorse naturali, calpestata dalle manipolazioni genetiche in nome dell’industrializzazione e del progresso, si ribella e torna a rigenerarsi secondo un nuovo modello. Nella videoanimazione Scene di disordine e confusione(2010) Simeti ridisegna un paesaggio primordiale ispirato dalla pittura rinascimentale di Benozzo Gozzoli e Beato Angelico, un ambiente dove il confine tra natura e artificialità si fa sempre più labile e provvisorio. In linea di continuità, il più recente riferimento alle campagne dipinte da Francesco Lojacono, paesaggista siciliano a cavallo tra Ottocento e Novecento segna un nuovo elemento per la creazione di nuovi scenari, (Al tramontare, 2012) o forse, più semplicemente, il naturale avvicinarsi alla ricerca delle origini di una storia personale.