Party with us

Ten years after

a cura di / curated by Valentina Bruschi


27/09/13 > 15/12/13

Il 19 giugno 2003, quando l’arte contemporanea a Palermo era carica di aspettative e il suo centro storico aspirava, malgrado macerie e abbandono, a una vivibilità diversa, in una calda sera di primavera, i seicenteschi saloni dell’ultimo piano di Palazzo Gravina di Rammacca, in piazza Garraffello, cuore della Vucciria, si aprivano all’arte. Il pubblico, numeroso, su per l’antica scala elicoidale, illuminata dalla luce di numerose candele, affollava l’inaugurazione della prima mostra della neonata galleria Francesco Pantaleone Arte Contemporanea.

Esordiva la galleria con una doppia personale di Marco Cingolani e Alessandro Bazan, pittori nati negli anni Sessanta, uno di base a Milano e l’altro a Palermo – con lo studio al piano di sotto della galleria – amici ed entrambi docenti all’Accademia di Belle Arti della città.

Il loro percorso artistico, diverso, ma sempre dichiaratamente incentrato sul linguaggio pittorico, li aveva portati a una singolare affinità, messa a confronto nella mostra.

A quella prima esposizione risale la tela “Amici al Garraffello. L’incendio di cuori”, di Marco Cingolani, opera di notevoli dimensioni, in cui è il colore rosso a costruire le forme, attraverso sfumature e sovrapposizioni. La pittura, fluida, diviene ammaliante e le forme e i colori intramano i filamenti di un evento.

E’ proprio a partire da questa opera che la mostra di oggi può comporre il ritratto della galleria – ricorrendo il suo primo decennale – alla maniera di un mosaico le cui tessere sono le numerose mostre di vari artisti che, in quelle occasioni, stabilivano un forte legame con la nostra città, con le sue storie e i suoi contrasti.

Decisivi nella fase iniziale delle attività della galleria, Marco Cingolani e Alessandro Bazan sostenevano con convinzione le scelte di Francesco Pantaleone e della sua socia di allora, Pamela Erbetta, anglo-piemontese, palermitana d’elezione.

Dalla Gagosian di New York, centro fra i più importanti del mercato dell’arte contemporanea mondiale, Francesco era rientrato a Palermo nel 2000, con il sogno concreto di fare della Vucciria (il mercato palermitano – e perciò arabo – di guttusiano pennello) il punto di partenza di una doppia sfida: vincere il cupio dissolvi che, in barba a qualsiasi esperienza internazionale, ogni buon siciliano porta in sé, puntando sull’arte dei giovani; creare entro lo spazio e il vociare multicolore di un mercato di derrate – purtroppo già allora avviato al declino – un mercato di arte le cui originali mercanzie, a partire da un’antica capitale, raggiungessero il mondo.

Il singolare, metonimico, Palazzo Rammacca alla Vucciria, già luogo deputato dell’avanguardia artistica siciliana negli anni Novanta, sarebbe stato la parte non secondaria di quel tutto che sarebbe, nel futuro della città, stato reso possibile dall’impegno dei galleristi e dalle opere degli artisti.

La FPAC avvia nel 2005 la collaborazione con Laura Barreca curatrice della prima personale di Manfredi Beninati (Palermo, 1970) il quale, nella seconda, presenta un lavoro site-specific: “il 6 di agosto del 1975…” che evoca memorie di un tempo passato, uno spazio evanescente dal sapore crepuscolare. Una realtà illusiva e allusiva, sfumata come in un sogno che svanisce al risveglio. Una grande installazione ambientale con un effetto scenografico, non fruibile oggi dal visitatore se non attraverso una riproduzione fotografica montata su light box.

Nel 2006, Italo Zuffi (Imola, 1969) riflette sul tema dell’arte come azione e presa di coscienza esperienziale nel gruppo di quattro testi, composti dall’artista nel 1999 e risolti ‘graficamente’ a Palermo per la sua personale. Lo stesso anno, Loredana Longo (Catania, 1967) fa esplodere – con una carica di polvere da sparo – sotto il soffitto decorato del primo salone della galleria, una ricchissima tavola imbandita di dolci di ogni genere. Questa performance, “Explosions # 8 Sweets”, segna l’inizio della collaborazione di Loredana con la galleria, che quest’anno espone l’ultima serie di suoi lavori, “Carpet”, nei quali frasi prese dai media, estrapolate dai discorsi dei potenti della terra e impresse a fuoco su tappeti, colpiscono, provocano e stralunano lo sguardo. Due lavori della serie “Carpet” – dopo essere stati esposti allo spazio off della FPAC di Milano, chiamato Bad New Buisness e curato in collaborazione con Agata Polizzi – sono presentati a Palermo per la prima volta, insieme ad un tappeto realizzato apposta per l’occasione.

Gli artisti le residenze la città: Domani, a Palermo (2007).

Nel giro di pochi anni la galleria palermitana diventa un luogo d’incontro e di coagulo della creatività locale e di quella dell’arte contemporanea internazionale.

Attraverso mostre, fiere e non poche difficoltà, la galleria si fa promotrice di importanti e originali progetti di collaborazione, come quello con Aleksandra Mir (Lubin, Polonia, 1967) che, nel 2007, ha curato la seconda personale del collettivo palermitano Laboratorio Saccardi, “Donna/Woman”, dove la loro tipica bad-painting dissacrava icone e tematiche del mondo femminile. In mostra, la loro ironia tagliente ruota intorno al mondo dell’arte e ai suoi miti, da Picasso a De Dominicis.

Aleksandra Mir, presente a Palermo dal 2005, è stata un’entusiasta sostenitrice della galleria, cui ha donato, nel 2010, la propria raccolta di libri di arte contemporanea che oggi costituisce nucleo significativo della biblioteca aperta al pubblico nella nuova sede.

Frutto della collaborazione tra Aleksandra, la galleria e la città, è l’opera “Il Sogno e la Promessa”, oggi esposta in mostra, nella quale la singolare e peculiare sensibilità antropologica della Mir approda, in collages, ad uno spazio simbiotico nel quale immagini sacre, ispirate agli oggetti sacri esposti in vetrina da Pantaleone Arte Sacra – negozio del Cassaro, attiguo alla galleria – e profane immagini di razzi e astronauti, pubblicate da riviste americane degli anni Settanta, condividono “lo stesso cielo”.

Originale punto di forza della galleria diventano le residenze d’artista: dal 2007 Francesco Pantaleone crea infatti, con Laura Barreca, il progetto “Domani, a Palermo”, che mette a fuoco la grande potenzialità di una città capace di rapire. Con un riferimento libero al titolo del film di Ciprì e Maresco “Enzo, domani a Palermo”, l’idea del progetto era quella di evocare uno sguardo propositivo e diverso sul futuro, attraverso le suggestioni colte dagli artisti in residenza, in una cttà dove tutto parla sempre del passato.

L’empatia con la quale Palermo riesce a entrare in contatto con gli artisti si evidenzia con l’esperienza di Stefania Galegati Shines (Bagnacavallo, 1973), protagonista della prima residenza della serie “Domani, a Palermo #1”. Dopo la mostra, Stefania si è trasferita a Palermo scegliendo di vivervi e costruirvi la propria famiglia. Lo stesso anno, Marcello Maloberti cattura l’energia spontanea di piazza Garraffello, nella performance “Circus”, qui presentata in video.

Va sottolineato come la episodicità, la poca sistematicità e la fragilità delle iniziative istituzionali e non, proprie della nostra Città, non abbiano riguardato il progetto “Domani, a Palermo” che, con continuità è riuscito a realizzare residenze d’artista, produzioni, mostre e a presentare, negli anni, artisti quali: Per Barclay, Flavio Favelli, Christian Frosi, Adrian Hermanides, John Kleckner, Andrew Mania, Liliana Moro, Milena Muzquiz, Francesco Simeti, Sissi, Gian Domenico Sozzi, Joanne Robertson e, recentemente Julieta Aranda.

Così l’attività della galleria non conosce soste e nel 2007, accoglie come socio Francesco Giordano – fisico e già partecipe sin dall’inizio della vita della galleria – che porta dentro uno “sguardo esterno”, mentre accresce la fitta rete di rapporti con gli artisti che nella città vivono e dalla città e dalle sue memorie traggono spunti e ispirazioni.

Un mondo di oggetti dismessi, prima fiaccati e poi rinnegati – contaminati forse? – dai quali l’uomo sembra essersi allontanato in tutta fretta, prima, poco prima del nulla determinato dalla sua persistente cieca invadenza. È il mondo espresso in “Pisa” (2009), tela di Andrea Di Marco (Palermo, 1970 – 2012).

Lo sguardo consapevole degli effetti dell’azione umana sul paesaggio sono al centro della ricerca di Francesco Simeti (Palermo, 1968) che ha realizzato “Fayetteville” (2013), opera scultorea che riprende i celebri teatrini rococò del Serpotta, elaborando un’immagine drammatica di cronaca dal New York Times del tornado che ha spazzato via tutta la facciata di una casa del North Carolina nel 2011. I diversi linguaggi utilizzati da Simeti, dalla scultura alla fotografia qui sono sovrapposti nell’ultimo wallpaper realizzato dall’artista, “Gigli, gladioli, briganti ed emigranti” (2013), già parte della collezione della Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Paesaggi naturalistici di Francesco Lo Jacono e antiche fotografie di famiglie di migranti dei primi del Novecento concorrono alla rappresentazione delle contraddizioni della belle époque palermitana mentre gli elementi decorativi in stile Liberty, rielaborati dall’artista, vengono arricchiti – nell’installazione site-specific realizzata per la nuova galleria FPAC – dall’applicazione di motivi tridimensionali di nuvole stilizzate in gesso.

L’indifferenza dell’uomo su quanto gli accade intorno è quella nella quale irrompono le opere di Adalberto Abbate (Palermo, 1975), scuotendo l’incoscienza e risvegliando l’attenzione sull’attualità, come in “Dies Irae” – della serie “Rivolta” – sampietrino inciso prima del deflagrare della primavera araba, alla quale fa diretto riferimento e “Ritratto di massa”, dove l’artista ha rimaneggiato una pubblicità d’epoca, rivelando l’ambiguità inquietante del nostro passato, “tutto da rifare”.

Liliana Moro (Milano, 1961), artista italiana tra le più conosciute sulla scena internazionale, che nel 2008 aveva presentato a Palermo “Canile”, sul tema classico della cultura figurativa – emerso già in “Underdog” (2005) – del cane e dei conflitti del mondo animale come metafore dei conflitti umani che si risolvono in sopraffazione e morte, ora indelebilmente tatuati sulla pelle delle braccia di Francesco Pantaleone.

Flavio Favelli (Firenze, 1967) che dopo la prima personale del 2007, ha ampliato la costruzione di un universo siciliano attraverso un corpus di opere raffiguranti oggetti di uso comune manipolati e variamente assemblati in cui l’artista approfondisce l’indagine sui legami tra luoghi, cose e memoria, utilizzando frammenti di mobili, mappe, copertine di riviste e insegne.

Sissi (Bologna, 1977), che come un antico viaggiatore annota e descrive sul diario luoghi, oggetti, persone, attraverso scatti minutamente fotografati, schedati, numerati e riposti nel proprio archivio, dal quale riemergono trasfigurati. Del vissuto come lavoro fanno parte la serie dei pranzi-opere, installazioni da mangiare fissate nelle fotografie, come “Cena appesa” (2010).

Gian Domenico Sozzi (Cremona, 1960) che, nella fotografia “Red carpet”, riprende l’intervento radicale realizzato per la galleria nella personale del 2010, ancora una volta modifica lo spazio con un intervento singolo, ma decisivo, togliere la ringhiera al balcone della galleria, gesto che cambia la percezione del luogo. Via di fuga? Invito al salto nel vuoto? Eliminando la protezione ci espone allo stesso ineludibile memento mori, del celebre affresco quattrocentesco,“Il Trionfo della morte”.

Per Barclay (Oslo, Norvegia, 1955), che dal 1989 sperimenta le sue “oil rooms”, allagando con acqua, olii industriali e altri liquidi i pavimenti degli spazi in cui interviene. Nella fotografia in mostra, scattata nel 2010 a Palazzo Costantino ai Quattro Canti, Per Barclay fissa lo sdoppiamento dello spazio ottenuto coprendo il pavimento con olio scuro che diviene specchio del soffitto soprastante affrescato con il “Trionfo di Costantino” di Giuseppe Velasco, della fine del Settecento.

Dieci anni dopo: la nuova galleria ai Quattro Canti e il futuro.

E’ proprio per ribadire l’intreccio con il luogo d’origine delle opere quanto per rinnovare il rapporto tra artisti e città che la galleria, in occasione di questo primo decennale, si apre allo spazio urbano allestendo una selezione di opere nelle vetrine di alcuni negozi dei Quattro Canti, lungo i bracci del Cassaro e di via Maqueda.

Si vuole che la vetrina spazio-limite, confine tra l’esterno e l’interno, diaframma tra paesaggio pubblico e spazio privato, si trasformi in finestra sulle opere esposte, offrendole all’attenzione dei passanti.

Oltre la vetrina, l’arte si rende visibile – vivibile? – e si propone, con l’immediatezza propria degli oggetti di uso comune.

Così il “vulcanello” di Julieta Aranda (Città del Messico, Messico, 1975) emerge tra gli affollati scaffali densi di sigarette nell’antica tabaccheria dei Quattro Canti; “Il collezionista di cravatte”, di Alessandro Bazan, realizzato appositamente per le vetrine di Barbisio è il compagno ideale di “Katia e le sue scarpe”, dipinta dallo stesso artista nel 2004; le fotografie di Christian Frosi (Milano, 1973), flâneur per Palermo con la sua enigmatica forma “C”, accolgono i visitatori dell’Hotel Quinto Canto; accanto ai vestiti della Sartoria Maqueda, le donne costruite con una materia densa di pittura da Joanne Robertson (Manchester, 1979) – opere dall’apparenza figurative ma dove l’immagine sfugge, aprendo il discorso sulla relazione tra la donna, l’anonimato e il potere; per il Bar Ruvolo, Stefania Galegati Shines, presenta una nuova installazione della serie dei “Bunker” (2004-2006), architetture residuali della seconda guerra mondiale, dove la scelta del formato cartolina di disegni e tele rimanda direttamente ad un turismo inconsueto e inconsapevole.

L’attenzione per i mass media si fa intimista nei disegni a matita di Benny Chirco (Marsala, 1980), influenzati come sono dal cinema e dalla letteratura americana, ed esposti tra le cravatte dello storico negozio da uomo, Pustorino. I ritratti esposti, presentati in “Gentleman” (2008), rimandano alle fotografie scattate dall’artista ai membri di una squadra di football americano di Palermo.

Infine, l’atrio al piano terra di Palazzo Di Napoli trasformato in project-room è il contesto di “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, installazione site-specific di Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), che espone in galleria per la prima volta. La ricerca artistica di Mortellaro, incentrata sul rapporto uomo/natura dispone di uno sguardo capace di indagare il mondo fisico e le sue leggi e di riproporlo, quasi trascriverlo, in un linguaggio ispirato che rende il cosmo e le sue forme celesti, riconducibili alla umana esperienza.

Party with us”, neon text work di Lovett/Codagnone (John Lovett, Princetone, USA, 1962. Alessandro Codagnone, Milano, 1967) con un montaggio del rumore di una folla ad un concerto degli Smiths, è l’opera che si lega alla personale appena conclusa in galleria e dà il titolo alla mostra, con l’intento di festeggiare il primo decennale di attività della FPAC, luogo d’incontro e di scambio tra l’arte internazionale e la scena locale, spazio di cui la città ha – oggi più che mai – assoluta necessità.

On a warm Spring evening of the 19th of June 2003, contemporary art in Palermo was full of expectations and hope for its historic city centre, in spite of ruins (bomb damage from World War II, ed.) and general abandon, to develop a better quality of life. That same evening, the 17th century salons on the top floor of Palazzo Gravina di Rammacca, in piazza Garraffello, in the heart of the Vucciria market, opened their doors to art. The large audience crowded up the spiral staircase, illuminated by candlelight, for the opening of the first exhibition in the newly born Francesco Pantaleone Arte Contemporanea Gallery.

The first exhibition was a double solo show of Marco Cingolani and Alessandro Bazan, friends and teachers at Palermo’s Fine Art Academy, painters, both born in the 60s in Milan and Palermo respectively, the latter with his studio on the lower floor of the same building of the gallery.

Their artistic paths, different but focused on painting as a medium, brought them to a singular affinity, confronted within the exhibition.

The canvas “Amici al Garraffello. L’incendio di cuori”, by Marco Cingolani, dates back to that first exhibition. A large painting, in which the colour red builds shapes, through nuances and overlappings. The fluid paint becomes fascinating and the colours and shapes interlace the filaments of an event.

And it is starting from this work, that the exhibition today can create a “portrait” of the gallery, on its 10th anniversary, like a mosaic whose tiles are the numerous exhibitions by various artists who, through those occasions, established strong ties with our city, with its stories and contrasts.

Marco Cingolani and Alessandro Bazan’s support was crucial in the initial phase of the gallery, backing – with conviction – the decisions of Francesco Pantaleone and of his then business partner, Pamela Erbetta, anglo-piemontese by birth but “palermitana” by choice.

From New York’s Gagosian Gallery, hub of worldwide contemporary art market, Francesco came back in 2000, dreaming of making the Vucciria – the Palermo market of Arab origins, famously painted by Renato Guttuso – the starting point of a double challenge: to win the cupio dissolvi that, despite of any international experience, each Sicilian has inside himself, aiming to support young art; to create within the space and clamour of the market, unfortunately already going downhill, an art market whose original merchandise would reach the world, starting precisely from an old capital.

The singular, metonymic, Palazzo Rammacca in the Vucciria, a place committed to artistic avant-garde in the 90s, was the not secondary part of what, in the future of the city, would have been made possible by the gallerists’ commitment and artist’s works of art.

FPAC (Francesco Pantaleone Arte Contemporanea) launches in 2005 its collaboration with Laura Barreca, curator of the first solo exhibition of Manfredi Beninati (Palermo, 1970) who, in the second show presented a site-specific work: “il 6 di agosto del 1975” evoking memories of the past, a vanishing space with crepuscular style. An illusive and allusive reality, fading like a dream on awakening. A big environmental installation with a stage effect, experienced today by the audience by way of a photographic reproduction set on a light box.

In 2006, Italo Zuffi (Imola, 1969) explores the theme of art as personal action and conscious choice in the group of four texts, created by the artist in 1999 e resolved graphically in Palermo for his solo exhibition. In the same year, under the decorated ceiling of the first hall of the gallery, Loredana Longo (Catania, 1967) blows up, with gunpowder, a table lavishly decked with cakes. This performance, “Explosions # 8 Sweets”, marks the beginning of the collaboration between Loredana and the gallery. This year she exhibited the latest series of her works, “Carpet”, where phrases taken from speeches of the politically powerful of the world are burnt on carpets, provoking and dazing the gaze. On show a new carpet made for this exhibition and another two works from the same series, presented here for the first time, arriving from Bad New Business, the off space of FPAC in Milan, curated in collaboration with Agata Polizzi.

The artists, the residences, the city: Domani, a Palermo (2007).

Within a few years the gallery becomes a meeting place and melting pot of local and international contemporary creativity.

Through exhibitions, fairs and not a few difficulties, the gallery promoted important and original collaborative projects such as the one with Aleksandra Mir (Lubin, Poland, 1967) who in 2007, curated the second solo exhibition of the Palermo collective Laboratorio Saccardi, “Donna/Woman”, where their classic “bad-painting” desecrated the icons and themes of the feminine world. Within the exhibition their sharp irony revolves around the art world and its myths, from Picasso to De Dominicis.

Aleksandra Mir has been a passionate supporter of the gallery since 2005, also donating her collection of contemporary art books that today forms the core of the library open to public within the new space.

On show a group of collages from “Il Sogno e la Promessa” series, resulted from the relationship between Aleksandra, the gallery and the city. In these works on paper, the singular and peculiar anthropological sensitivity of Mir results in creating a symbiotic space where sacred images (inspired by the religious objects on display in the windows of the Pantaleone Arte Sacra), and profane illustrations of rockets and astronauts from American magazines of the 70s, share the “same sky”.

In 2007, the residency formula becomes a strong point of the gallery, when Francesco Pantaleone creates, along with curator Laura Barreca, the project “Domani, a Palermo”, highlighting the potential of an enchanting city.

With a loose reference to Daniele Ciprì and Franco Maresco’s film “Enzo, domani a Palermo”, the aim of the project was to provoke a different and positive outlook on the future, through the subtle hints collected by the artists in residence, in a city where everything always tends to recall the past.

The empathy with which Palermo manages to enter into close contact with the artists is demonstrated by Stefania Galegati Shines’ experience (Bagnacavallo, 1973). Protagonist of the first residency of the series “Domani, a Palermo #1”, after the exhibition, Stefania moved to Palermo to live and start her own family. The same year, Marcello Maloberti catches the spontaneous energy of piazza Garraffello, in the performance “Circus”, here presented in a video work on monitor.

It must be underlined how the occasional, the lack of orderliness and the weakness of both institutional, and not, initiatives typical of our city, did not involve the project “Domani, a Palermo” that, with continuity has created residences, productions and exhibitions of artists such as: Per Barclay, Flavio Favelli, Christian Frosi, Adrian Hermanides, John Kleckner, Andrew Mania, Liliana Moro, Milena Muzquiz, Francesco Simeti, Sissi, Gian Domenico Sozzi, Joanne Robertson and, recently Julieta Aranda.

So, the gallery’s activity continues and in 2007, welcomes as a new business partner Francesco Giordano, physicist – involved since the beginning in the enterprise – who brings an “external gaze” to the venture, while the network of artists living in the city, and inspired by it, continues to grow.

In “Pisa” (2009), oil painting on canvas by Andrea Di Marco (Palermo, 1970 – 2012), the artist describes a world of discarded objects, weakened and denied (maybe infected ?), from where man separates himself before the end determined by his blind intrusiveness.

Human effects on landscape are the hub of Francesco Simeti’s (Palermo, 1968) work who has created “Fayetteville” (2013), sculpture inspired by the famous small rococò “theatres” by Giacomo Serpotta, elaborating a dramatic image from the New York Times of the facade of a house destroyed by a tornado in North Carolina in 2011. The different media used by Simeti, from sculpture to photography, overlap here in the latest wallpaper created by the artist, Gigli, gladioli, briganti ed emigranti” (2013), part of the collection of the Gallery of Modern Art of Palermo. Natural landscapes by Francesco Lo Jacono and old pictures of emigrant families are overlapped by the artist, creating a pattern which represents the contradictions of Palermo’s Belle Époque period. To this, the artist has added decorative Liberty style elements, and enriched the work for this occasion, with the use of three-dimensional plaster clouds applied on the wall paper.

The indifference of man to what it is going on around him is the stage for Adalberto Abate’s works (Palermo, 1975), shaking unconsciousness and awakening attention to current events, as in “Dies Irae”, from the series “Rivolta”, a cobble-stone engraved by the artist before the Arab Spring. Facing this, “Ritratto di massa”, where the artist reuses an old advertisement, revealing the ambiguity of our past, in order to make a new start (“Tutto da rifare” is the title of this series of works, in fact).

In 2008, Liliana Moro (Milan, 1961), well known artist in the international scene, presented “Canile”, on a classic theme of artistic iconography, first uncovered in “Underdog” (2005): animal conflicts as metaphor of human conflicts, where defeat often results in death. This art work is now indelibly tattooed, on the arms of Francesco Pantaleone.

After his solo exhibition in 2007, Flavio Favelli (Florence, 1967), extended his creation of a personal “Sicilian universe”, through a body of works where objects in common use are manipulated and assembled, deepening links between places, things and memories by using pieces of furniture, maps, magazine covers and historical, discarded shop signs.

Like an old fashioned traveller, Sissi (Bologna, 1977), takes notes describing places, objects, people, through numbered diaries and filed photographs from where these memories re-emerge transfigured into works of art. Like the series of the lunch-works, part of her life as performances, these edible installations are then “frozen” in photographs, as “Cena appesa” (2010).

In the photograph “Red carpet”, Gian Domenico Sozzi (Cremona, 1960), caught the radical intervention he created for the gallery in his solo exhibition in 2010. Once again, changing the space with just a singular, but crucial intervention: in this case the cutting off of the gallery’s balcony fence. A gesture that changes the perception of the place. A way out? An invitation to jump? Eliminating the protection exposes us to the inescapable memento mori, of the famous 15th century fresco from Palermo, “The Triumph of Death”.

Experimenting his “oil rooms” since 1989, Per Barclay (Oslo, Norway, 1955), floods the floors where he creates his works with water, industrial oils and other liquids. In the photograph exhibited, taken in 2010 at Palazzo Costantino at the Quattro Canti (adjacent to the gallery), Per Barclay fixes the splitting of the space obtained by covering the floor with a dark combustible oil which becomes a mirror of the frescoed ceiling depicting the “Trionfo di Costantino” by Giuseppe Velasco, of the late 18th century.

Ten years after: the new gallery at the Quattro Canti and the future.

For its tenth anniversary, FPAC opens itself to the urban space installing a selection of works in the shop windows along the Quattro Canti, the Cassaro and via Maqueda, to underline the link between the place of creation of the works of art and the relation between artists, city and the gallery.

The shop window space-limit, a border between the inside and out, diaphragm between public and private space, becomes a window on the works exhibited, offering them to view to the passers-by. Beyond the window, art is made visible – liveable maybe ? – and proposes itself together with objects in common use.

That is how Julieta Aranda’s (Mexico City, Mexico, 1975) small volcano print emerges among the shelves full of cigarettes of the old tobacconist at the Quattro Canti; “Il collezionista di cravatte”, painting by Alessandro Bazan, created for the windows of Barbisio, is the perfect companion for “Katia e le sue scarpe”, painted by the same artist in 2004; a photograph by Christian Frosi (Milan, 1973), flâneur for Palermo with his enigmatic “C” shape sculpture on his shoulder, welcomes the guests of the Hotel Quinto Canto.

Next to the ladies’ clothes of the Sartoria Maqueda, “Borderline Case”, an apparently figurative painting by Joanne Robertson (Manchester, UK, 1979), where the image dissolves, opening a dialogue about the female form and its relationship to power and anonymity.

For the Caffé Ruvolo, Stefania Galegati Shines, presents a new installation from the series “Bunker” (2004-2006), where these strange buildings from the Second World War, where the choice of the postcard size of some of the drawings and paintings refers directly to an unusual and unaware form of tourism.

The pencil portraits on paper by Benny Chirco (Marsala, 1980), influenced by cinema and American literature, are exhibited amongst the ties and shirts of the historical men’s shop, Pustorino Uomo. The portraits exhibited, presented in “Gentleman” (2008), refer to the photographs taken by the artist of the members of an American football team in Palermo.

Finally, the atrium of Palazzo Di Napoli is transformed into an experimental project-room by the site-specific installation, “Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, by Ignazio Mortellaro (Palermo, 1978), who exhibits in the gallery for the first time. His artistic research, based on the relation between man and nature, investigates the world and its laws proposing it anew with an inspired artistic language which makes the universe and its celestial forms ascribable to human experience.

Party with us”, neon text work by Lovett/Codagnone (John Lovett, Princeton, USA, 1962. Alessandro Codagnone, Milan, 1967) with an editing of the crowd noise at a Smiths concert, is the work linked to the solo show just ended in the gallery and it gives the title to this exhibition, celebrating the tenth anniversary of FPAC, a meeting place for the local and international art scene, a space that the city needs, today more than ever.