Gli artisti Concetta Modica e Ignazio Mortellaro tentano, con questa mostra, di congelare in un atto il
tempo. Manifestano il faticoso, quanto necessario, sforzo di agire per non lasciare che la nostra
congenita finitudine sprofondi nel nulla. L’azione è paradossalmente al centro, in un paesaggio di
mezzo sospeso tra cielo e terra, dove gli artisti operano una dissezione del proprio lavoro,
ricomponendolo in una narrazione altra, alla ricerca di una trama sconosciuta, mossi da un sentimento
ebbro e naufrago.
Brandelli di realtà restano fissi nello spazio della galleria in una danza macabra, un girotondo folle il cui
senso è ormai esule sulla Luna.
In questo spazio abita l’Attesa, nel giorno che prefigura un’epifania, e si solidifica in oggetti e sguardi,
moti in potenza e tensioni immobili. I corpi che animano lo spazio si sostituiscono alla speranza.
Le pareti restano volutamente vuote: una scelta che custodisce e dichiara il legame tra l’alto e il basso,
cielo e terra, una caduta congelata che tiene insieme il mondo.
Le opere si sfiorano, si contaminano, senza perdere la loro singolarità, costruendo una geografia di
distanze e risonanze: un insieme di accordi e di intonazioni più che un’armonia compiuta. Il grande
enigmatico affresco del Trionfo della Morte di Palermo è un’archeologia del presente, sulle cui tracce gli
artisti hanno costruito questa drammaturgia.
È un invito a guardare il mondo, non a ordinarlo o spiegarlo. A compiere un gesto mite e radicale
scegliendo la poesia, con la sua voce tremante, e la bellezza, con la sua fragilità, come custodi del
segreto che ci portiamo dentro mentre danziamo. Mentre cadiamo.