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Sandro Scalia – Giumentario

testo/text Davide Lacagnina

12.2008 > 01.2009

L’interesse per il paesaggio che attraversa da sempre il lavoro di Sandro Scalia, all’interno di una radicata e mai scontata consuetudine con i generi della fotografia storica, si è spinto, in occasione di ‘Giumentaro’, ben oltre i prevedibili tracciati di una ricerca sul campo, alla scoperta di un territorio – quello della Sicilia più interna – familiare, eppure ogni volta sorprendentemente nuovo. Sfidando le insidie della natura più ostile, fin dentro le viscere dell’entroterra più selvaggio, la scoperta di una vecchia miniera dismessa, e dei relativi uffici ormai diruti, è stato il pretesto per capovolgere la visione, che da esterna diviene interna, per tessere dunque ‘da dentro’, questa volta, la geografia intima di una vicenda umana e storica del tutto obliterata e adesso rimessa al filtro di una tensione immaginativa serrata e incalzante nella narrazione. Nell’ammaraggio di una ricognizione video ribassata sull’orizzonte accidentato di un archivio di carte senza nome, stratificazione di una memoria senza possibilità alcuna di racconto, le algide geometrie di un interno, disegnate al netto di un’abbacinante sovraesposizione luminosa, riscattano la materia detritica e residuale del dato di realtà alla immaterialità lattiginosa di una dissolvenza della fotografia e dell’immagine video che è insieme risarcimento e conciliazione del danno di un destino troppo spesso ingrato e ingeneroso, di consunzione e azzeramento di ogni possibilità esistenziale.