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Deborah Ligorio – Public private partnership

Domani, a Palermo #15
Un progetto di/a project by Laura Barreca e Francesco Pantaleone

DEBORAH LIGORIO

PUBLIC PRIVATE PARTNERSHIP

con un testo / with a text by di Laura Barreca

05 > 06.2011

Se, come scrive Gilles Clément ,“la crescente antropizzazione del pianeta porta alla creazione di un numero sempre maggiore di residui” possiamo considerare la rimozione degli stessi come un atto di liberazione della natura di un luogo, secondo modalità che rispondono a logiche talvolta contraddittorie. Raccogliere ciò che il mare ha depositato sulla spiaggia può rappresentare un atto legittimo di miglioramento di un territorio che è a metà tra pubblico e privato, ma anche un intervento individuale, provvisorio, e tutto sommato vano, poiché la natura interviene ciclicamente. Quale di queste attitudini muove dunque l’azione filmata che Deborah Ligorio compie percorrendo le spiagge siciliane di Isola delle Femmine e di Aspra? Evidentemente è la condizione di equilibrio di un ambiente modellato dalla natura e il suo essere spazio pubblico che cambia in base anche alle azioni antropiche ad essere al centro della ricerca.
Nel video della mostra Public Private Partnership l’artista è impegnata a trasportare, accumulare oggetti o altro materiale trovato nel suo lento incedere sulla spiaggia. La sua azione disegna un percorso, traccia traiettorie casuali, stabilisce un rapporto di appartenenza con il paesaggio, in cui la reiterazione rimanda a certe immagini della storia della Land Art, alla pratica solitaria di creare legami con gli elementi della natura, osservati generalmente solo dall’obiettivo di una telecamera. Rosalind Krauss ha coniato l’espressione “sculpture in the expanded field” per sottolineare l’aspetto impermanente, l’impossibilità di fermare l’opera in una data forma, prediligendo piuttosto l’efficacia di un’azione perpetrata su un luogo e la costruzione del suo significato attraverso il suo compiersi. Come nella superficie di un quadro, il paesaggio è un campo di forze, di sperimentazioni direttamente connesse a un gesto, e al senso da esso scaturito.
La relazione che Deborah Ligorio racconta con la sua azione, a sua volta proiettata su una struttura effimera, fatta degli stessi materiali che ha scelto e collezionato sulla spiaggia, esprime la dimensione del pubblico e del privato, quella sottile linea di separazione che esiste tra un luogo che appartiene alla collettività e al modo in cui esso può rendersi accessibile al singolo individuo. La riflessione, maturata durante la sua residenza siciliana, si inserisce nella ricerca che l’artista da anni compie sull’osservazione sociologica dei fenomeni che determinano le trasformazioni sul paesaggio. In un’intervista dichiara “Mi interessa leggere gli effetti prodotti da queste trasformazioni attraverso un approccio umano ed emotivo, ma non sentimentale o lirico. Si tratta di operare attraverso uno sguardo disincantato, producendo un’analisi che risvegli la consapevolezza e ipotizzi possibili soluzioni per non subire passivamente questi mutamenti”. Questo interesse l’ha portata negli ultimi anni a realizzare alcuni video in cui analizza vari tipi di paesaggio, per lo più mediterranei, nella loro accezione sociale e culturale.
Ne Il sonno (2007) una veduta a volo d’uccello sulle zone limitrofe al Vesuvio, mostra un’area definita ad alto rischio eppure estremamente popolata, dove la gente sceglie di vivere accettando i capricci della sorte, sfidando le regole secolari della natura, imponendo modelli di sfruttamento ambientale non sostenibili. Nel video Donut to Spiral (2004) le immagini spettacolari e cinematografiche di un viaggio da Los Angeles al sito della Spiral Jetty, opera di Land Art di Robert Smithson, diventano strumento per raccontare il paesaggio desertico che scorre veloce dal finestrino della macchina, in un tempo che non ha né inizio né fine. A differenza di questi video, nel lavoro girato a Palermo, l’artista compie un’azione performativa, mostrandosi come parte attiva del paesaggio, contrariamente a quanto il fenomeno della Land Art ci ha tramandato con le sue presenze quasi sempre maschili. Ad accompagnare l’immagine video, una serie di collages composti come brevi sequenze in pellicola, utilizzando la tecnica cinematografica del found footage, mostrano giovani mannequin in bianco e nero in posa di fronte alla nuova scala mobile della Standa di Palermo, nel giorno di inaugurazione del primo grande magazzino della città. Sorridono fiduciose e inconsapevoli, ma sono mute, immobili, figure ritagliate sullo sfondo di una società avanzata che credeva nell’idea del consumo e del profitto. La stessa utopia è quella che oggi ha prodotto il depauperamento delle risorse ambientali e subito dopo la necessità di intraprendere nuove strategie di vita sostenibili. I collages sono la metafora dell’illusione tra il sogno del progresso e la consapevolezza di come si sono irrimediabilmente infrante le speranze di quegli anni. La riflessione di Deborah Ligorio individua l’origine dell’incapacità di trovare un modello etico e sociale valido, proprio nella dicotomia tra pubblico e privato, attraverso un nuovo, plausibile punto d’osservazione.